Recensione - Una questione privata

Una questione privata

di Beppe Fenoglio

La storia è ambientata nelle Langhe, durante la guerra partigiana, e il protagonista è Milton, un giovane studente universitario, ex ufficiale che milita nelle formazioni autonome. Durante un'azione militare rivede la villa dove abitava Fulvia, la sua amata e viene a sapere che lei era sentimentalmente legata a Giorgio, suo amico e compagno. Così Milton decide di trovare disperatamente Giorgio, ma viene a sapere che è stato catturato dai fascisti...

In questo romanzo si parla più dell'amore che del fucile ma, soprattutto attraverso i dialoghi, ci viene mostrato in che situazione vivevano i soldati partigiani.
Il personaggio di Milton mi ha colpito notevolmente per il suo coraggio, il non arrendersi, il suo essere così ostinato per sapere la verità sull'amore tra la sua amata e il suo compagno/amico. Un romanzo con un finale che effettivamente non è un finale. Un finale sospeso che lascia perplessi, eppure è meraviglioso così, esattamente come è.
Sono sempre lo stesso, Fulvia. Ho fatto tanto, ho camminato tanto.... Sono scappato e ho inseguito. Mi sono sentito vivo come mai e mi sono visto morto. Ho riso e ho pianto. Ho ucciso un uomo, a caldo. Ne ho visti uccidere, a freddo, moltissimi. Ma io sono sempre lo stesso.
Una questione privata è stato pubblicato nel 1963, postumo alla morte dell'autore, morto solo pochi mesi prima. La storia che ci viene raccontata è reale ed è anche pressoché autobiografica. Nel romanzo le vicende vengono cambiate ma Fulvia è realmente esistita ma con un nome diverso, questo lo sappiamo grazie alla rivelazione dello scrittore-giornalista Aldo Cazzullo, conterraneo di Fenoglio. Il nome nella vita reale di Fulvia era Benedetta Ferrero, detta Mimma, una ragazza intensamente amata da Beppe ma il sentimento non era ricambiato.
Benedetta racconta: Avevo quindici anni, Beppe mi corteggiava. Mi piaceva passeggiare e chiacchierare con lui; mi piaceva sentirlo parlare, aveva una grande cultura. Ma non mi sentivo attratta fisicamente da lui, glielo dicevo sempre. Lui le scriveva delle lettere bellissime, come Milton le scriveva a Fulvia. Beppe amareggiato dal fatto che il suo amore non era ricambiato le disse: Se è vero che non t’importa nulla di me, allora ridammi le mie lettere e giurami di non ricopiarle. Mimma consegnò tutte le lettere ad un amico prete di Beppe e poi di quei fogli non si seppe più nulla. (Lo stesso prete benedisse la bara di Fenoglio come da sua richiesta in un funerale laico sempre su richiesta dello scrittore). Mimma si sposò con un altro e questo procurò a Fenoglio un forte dolore; dopo qualche anno la donna era a passeggio ad Alba con sua figlia e per caso si incontrarono si salutarono e Mimma gli presentò la figlia, Beppe sorrise di cortesia e disse alla bambina "Tu sei Luisa, io sono Beppe" ed andò via. Dopo 20 anni la stessa Luisa si laureò con una tesi su Beppe Fenoglio. Ad oggi sappiamo chi è la reale Fulvia perché Mimma dopo che rimase vedova si confidò con Aldo Cazzullo: Sono io la Fulvia Perduta. Gli volevo bene, non lo amavo. Se Fenoglio non avesse scritto questo romanzo probabilmente non ne sarebbe rimasto più nulla di questo amore, invece così questo amore vivrà per sempre.

L'autore
Giuseppe Fenoglio, detto Beppe, è uno degli scrittori italiani più grandi, liberi, monumentali e innovatori del Novecento. Uno degli autori di più ampio e solido respiro di tutta la nostra letteratura. Fenoglio è lo scrittore schivo, appartato, stroncato in giovane età, a soli quarant’anni, che però ha rivoluzionato il linguaggio, lo spirito, l’epica e il sentire di più generazioni di lettori. Scriveva e pensava in inglese e poi traduceva. Aveva imparato l’italiano sui libri, perché la lingua madre era il piemontese di Alba, dialetto capace di raccontare la guerra, la Resistenza, la giovinezza, il territorio, l’amicizia e l’amore come nessuno. Con dignità, poesia, genio, smarrimento e civiltà. 
Nasce ad Alba, in provincia di Cuneo, il 1° marzo 1922. Cresce in una famiglia di lavoratori (il padre è macellaio) e frequenta le scuole. Si iscrive poi alla Facoltà di Lettere di Torino ma nel gennaio 1943 è chiamato alle armi. Nel 1944 si unisce alle prime formazioni partigiane. Pubblicherà solo alcuni suoi lavori di scrittore, poi soccombe alla malattia. Muore il 18 febbraio 1963.

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